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Audizione in Parlamento mercoledì 5 novembre 

A difendere il nostro mare il responsabile per le operazioni in mare di Greenpeace, Alessandro Giannì ,  l’avvocato Giacomo Cortese e il dott. Mimmo Macaluso

 

 

Il Decreto Legge 133 del 12 settembre 2014 “Sblocca Italia”, il 30 ottobre scorso ha superato il voto della Camera e si avvia ad affrontare il voto del Senato, votazione che avrebbe dovuto  svolgersi dopo una decina di giorni dall’approvazione alla Camera. Ed invece, il voto è stato anticipato al prossimo 5 novembre, giorno in cui un comitato di esperti, doveva essere ascoltato al Parlamento. Perché mai tanta fretta? Forse, come sospetta l’attivista del movimento 5 Stelle Giuseppe Sicilia, responsabile per la regione Sicilia del problema trivellazioni, perché il decreto “sblocca trivelle, presenta una falla, almeno per quanto  riguarda il canale di Sicilia?

L’artico 38 di questo decreto“Misure per la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali” oltre che a disautorare le regioni di qualunque possibilità decisionale in tema di ricerca di idrocarburi, a dispetto della tendenza mondiale e ricercare fonti energetiche alternative, classifica come strategica la ricerca, la coltivazione, lo stoccaggio e l’estrazione dei fossili, cioè degli idrocarburi! Ma non è tutto, in quanto il decreto agevola la trivellazione del petrolio, che giace nei nostri mari. 

Senza volere entrare nel merito delle scelte strategiche del nostro governo e senza condizionamenti da ambientalista integralista, credo che chiunque sia dotato di buon senso, non penserebbe di trivellare una tratto di mare come quello compreso tra la Sicilia sud-occidentale (la nostra) e Pantelleria, dato che in quest’area del canale di Sicilia, oltre ai vulcani magmatici (Ferdinandea), esiste un fenomeno geologico ancora più subdolo e pericoloso, in quanto poco studiato, lo stesso fenomeno delle macalubbe, che sulla terraferma, ha recentemente  causato la tragedia della morte di due fratellini: il cosiddetto “Vulcanesimo sedimentario”.
Il problema è che sotto il mare, la pericolosità dei vulcani di fango, rispetto a quella terrestre, è molto più grande. Considerato che proprio in quest’area, c’è l’istanza di permesso di prospezione in mare denominata  “d 1 G.P-SC’’ , dove in uno Studio di Impatto Ambientale allegato all’istanza, si afferma che la zona prospiciente il mare di Pantelleria, è a bassa sismicità, oltre alla relazione che tramite il senatore Giuseppe Ruvolo, ho fatto avere al ministro per l’Ambiente Gian Luca Galletti ed al presidente della 13^ Commissione Ambiente del Senato, Giuseppe Marinello, ho stilato un supplemento, dove evidenzio che proprio nello studio di impatto ambientale esibito dalla Shlumberger, è riportata inavvertitamente, una carta batimetrica dove è segnalato un campo di vulcani di fango.  E mentre il sen. Ruvolo procedeva ad una interrogazione  basata sulla relazione fatta avere la ministro, nel corso di  una conferenza organizzata dai 5 Stelle a Licata (città dove il problema non solo è sentito dalle coperative dei pescatori, ma dove i cittadini si sono già visti posizionare a 6 miglia dalla costa, la prima piattaforma), ho evidenziato il rischio legato alla presenza dei vulcani di fango.

A Licata, assieme al sottoscritto,  ha relazionato l’avv. riberese Giacomo Cortese, esperto in diritto Amministrativo; in quella occasione,  ho fatto riferimento alla nuova  relazione, dove sono riportati i riferimenti bibliografici internazionali, sulle controindicazione a trivellare, in aree interessate da campi di vulcani di fango, chiamati pockmarks. La relazione ha avuto un effetto dirompente, dato che in atto,  rappresenta l’arma su cui fare forza, per opporsi al folle tentativo di bucare fondali marini che sono veri campi minati: le macalubbe terrestri possono causare il ribaltamento di ettari di terreno, mentre le esplosioni di sacche di metano nel canale di Sicilia, possono essere seguite da terremoti di considerevoli intensità e da maremoti.

Il voto al Senato  è stato dunque anticipato al 5 novembre, giorno in cui  il sottoscritto sarà ascoltato in qualità di ricercatore E.U., assieme al responsabile per le operazioni in mare di Greenpeace, Alessandro Giannì ed all’avvocato Giacomo Cortese! La convocazione, allargata a tutti i gruppi parlamentari, è stata richiesta dall'on. Claudia Mannino (5 Stelle), componente della Commissione Parlamentare per l'Ambiente; anche se probabilmente sarà ormai tardi, nel corso dell'audizione, affermerò che prima di concedere autorizzazioni a trivellare, bisognerà tenere conto della  bibliografia scientifica internazionale e delle evidenze geologiche di un territorio, ma soprattutto che le analisi di impatto ambientale, dolosamente inattendibili ed imprecise, in atto compilate dello stesso richiedente, devono essere realizzate a cura del ministero, ma a spese del richiedente. Sarà infine mia cura, fare avere la relazione al presidente della Repubblica, cui, almeno sull’articolo 38, spetta l’ultima parola. 

Cercherò di far capire che è assurdo e criminale, trivellare un mare che come un campo minato, è disseminato di sacche di metano pronte ad esplodere e fare crollare piattaforme petrolifere, come è successo nel 2010 nel golfo del Messico o a Java nel 2008!

Mimmo Macaluso

 

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